Getulio Aviani - Riflessioni

 

 Getulio Alviani è stato un protagonista fondamentale, attento e partecipe nella costruzione della ricerca artistica italiana e internazionale. 

“il Michelangelo del terzo millennio” così come lo ha definito Giulio Carlo Argan. 

Art Privee 55 con la mostra Riflessioni: Getulio Alviani a cura di Diora Fraglica e Giuseppe Simone Modeo, presenta uno dei principali promotori di un approccio all’arte come forma conoscitiva che, attraverso lo studio dei fenomeni ottici, ha indagato le strutture della percezione e ha segnato profondamente la storia dell’arte contemporanea. 

Per Alviani l’arte è una scienza esatta, fatta di regole matematiche e geometriche inequivocabili e come tale ha una funzionale sociale, essendo in grado di affrontare problematiche di tipo plastico la cui risoluzione permette di influire positivamente sull’esistenza dei singoli individui, ampliando “il campo della conoscenza” comune. 

Come teorico del movimento delle Nuove Tendenze Alviani ha studiato i problemi ottici secondo un percorso estremamente preciso e rigoroso, lavorando attorno al “dinamismo intrinseco” dell’opera stessa attraverso un’attenta ricerca sulla luce, sullo spazio, sulla serialità e sull’utilizzo di materiali, come strumenti atti a sollecitare la percezione dello spettatore e a renderlo consapevole. Il fruitore, per Alviani, è parte integrante dell’opera che muta costantemente rispetto al suo angolo visuale, generando immagini variabili in relazione al riflesso della luce sui materiali. 

Servendosi di elementi primari come il cerchio, il quadrato, il cubo e il cilindro egli ha dato vita a inedite immagini virtuali, secondo un principio di “economia operativa”, che gli ha permesso di ottenere il massimo del risultato con il minimo dello sforzo visivo; esemplare, in tal senso, è la serie dei Cerchi virtuali la cui percezione del cerchio completo è generata dal semicerchio poggiato su una superficie riflettente. 

Il concetto di “economia” è sempre stata la ragione di fondo del suo operato e ha contraddistinto le sue scelte anche nella sua vasta produzione di oggetti di design, estremamente semplici ma allo stesso tempo efficaci, dove il superfluo veniva escluso sin da subito nella dinamica progettuale. 

Un aspetto questo che dimostra l’attualità della sua ricerca e il suo ruolo di precursore che già nel 1967 lo portò a teorizzare il concetto di “spazio pneumatico”, uno spazio totalmente aperto e mutevole in relazione alle esigenze degli individui, in linea con la condizione umana “dinamica e in evoluzione”, capace di presentarsi come alternativa concreta alle “forme rigide, statiche, irrazionali, viziate da arbitrii estetici” che caratterizzano i luoghi in cui viviamo. 

“L'oggetto non è inerte e rifiuta la contemplazione, è anzi qualcosa che supera lo stesso spettatore, sfuggendo ai suoi tentativi di composizione ordinaria, e cambia fisicamente, anzi è insita in esso questa molteplicità fisica. Ognuno di questi oggetti non assume validità per il fatto compositivo, non ha alcuna importanza la presenza in esso di una forma piuttosto che un’altra, e si deve dire che tutti, anche i più differenti, sono il medesimo oggetto. 

L'avvenimento luce è isolato dal tempo condizionatore, non è contaminato nell'azione costruttiva da elementi concessivi di ordine sensibile emozionale ed estetico. Una loro neutralizzazione è il generarsi meccanico. 

Esso esclude il godimento e soprattutto il gusto e per questo motivo assume un carattere di educazione visiva aperta su infinite possibilità.” - Getulio Alviani 

Getulio Alviani è stato un Maestro attento alle esigenze sociali e la sua ricerca, capace di abbracciare molteplici ambiti del quotidiano, è ancor oggetto di studio data l’attualità dei temi affrontati, dimostrando l’immortalità del suo lavoro e la necessità di renderlo ancora una volta centrale nel dibattito contemporaneo.